La guerra degli ad-blocker

È noto a tutti i nerd gli appassionati di nuove tecnologie, che Apple ha introdotto, con iOS 9, la possibilità di utilizzare delle estensioni per Safari in grado di filtrare i contenuti non desiderati.

Questi sono rappresentati generalmente da script che servono alle funzioni più disparate, dalla presentazione di pubblicità al tracciamento di abitudini di navigazione, dalla gestione dei commenti alla condivisione dei contenuti tramite social.

Perché filtrare questo tipo di contenuti?

Le ragioni sono essenzialmente tre. Filtrare questi contenuti significa sostanzialmente evitare che questi script vengano scaricati ed eseguiti sullo smartphone. Avendo meno codice da scaricare, la visualizzazione delle pagine sarà estremamente più veloce, e dunque il risultato sarà un’esperienza d’uso decisamente più piacevole.

Meno codice, però, significa anche meno dati, e dunque la seconda ragione è rappresentata dal minor consumo del monte dati mensile a disposizione, che si traduce direttamente in un risparmio economico. In una pagina web, infatti, ci possono essere anche 15/20 script di varia natura, che possono arrivare a pesare anche una decina di MB. Si fa presto a fare i conti: se vengono scaricati 10 mega per ciascuna visita, basterà consultare una pagina al giorno per consumare circa 300 mega al mese. Se le pagine sono due, i mega possono diventare circa 600. Se le pagine sono tre, si può arrivare a 900 mega. Se contiamo che mediamente 1 GB di dati mobile viene a costare 10 euro, ecco che si comprende l’entità del risparmio.

Inoltre, meno codice scaricato significa anche meno codice da eseguire, e dunque un consumo energetico inferiore e dunque una maggiore durata della batteria dello smartphone.

Infine, utilizzando filtri di questo tipo, l’utente potrà essere maggiormente sicuro che la propria privacy venga rispettata, perché saranno inibiti tutti quegli strumenti destinati a tracciare le proprie abitudini in rete. Strumenti che, peraltro, sono in grado di registrare i comportamenti anche di quegli utenti che non sono loggati ai servizi notoriamente più invadenti (Google e Facebook).

Se questi sono i vantaggi per gli utenti, chi ci rimette e perché si parla di guerra?

A rimetterci potrebbero essere i siti che fanno un largo uso di inserzioni pubblicitarie, che a causa della possibile diffusione dei filtri, potrebbero registrare un calo degli introiti anche considerevole.

Non a caso, se da un lato alcuni editori stanno cercando delle fonti alternative di guadagno, altri, meno lungimiranti, stanno reagendo con grande insofferenza verso i propri utenti, tacciandoli di ipocrisia, per voler usufruire di contenuti gratuiti senza pagare il corrispettivo della presenza di inserzioni pubblicitarie, quando non anche di furto, arrivando a paragonare l’uso di ad-blocker a sistemi di vera e propria pirateria.

La verità è che gli inserzionisti hanno esagerato.

Prima dell’avvento degli ad-blocker, pubblicitari, editori ed inserzionisti non sono mai stati d’accordo nel concedere, agli utenti che lo richiedevano, la possibilità di non essere tracciati.

Un po’ tutti i browser in circolazione, infatti, avevano introdotto la possibilità di avvisare il sito che si andava a visitare, di non essere tracciati. Si tratta dell’opzione così detta do-not-track (non tracciare), che però i siti non erano obbligati a rispettare.

Ecco un esempio concreto dell’atteggiamento tipico di chi, richiesto di non tracciare gli utenti, rispondeva picche, ben conscio del fatto che l’utente non aveva alcun modo di difendersi:

Today ITIF implemented a new feature on our website that detects whether visitors to our website have “Do Not Track” enabled in their browser. Users who request that ITIF not track their online behavior will receive a notice (shown below) telling them that their request has been denied.

Il problema è meramente economico: le pubblicità non mirate, generano molti meno introiti. Non volendo rinunciare a questi introiti, veniva rifiutata la richiesta di non essere tracciati:

The problem is that if users are not tracked, then websites cannot deliver targeted advertising. Instead, websites would only be able to use non-targeted advertising which does not generate as much revenue.

Il tutto veniva giustificato con la necessità di mantenere il web libero e di permettere agli utenti stessi di poter accedere a contenuti gratuiti:

The real problem occurs if this happens on a large scale. If this occurs on a large scale, i.e. if large numbers of users enable Do Not Track, then website operators will see a substantial decrease in revenue (and potential revenue growth). A substantial decrease in revenue means a corresponding substantial decrease in free (or low-cost) content, apps and services. Or websites could try make up lost revenue by filling their websites with more untargeted ads.

Cosa manca in queste considerazioni?

Manca del tutto il rispetto per l’utente, il lettore del sito, che viene visto esclusivamente nella sua veste di elemento dal quale ricavare un vantaggio economico. Non importa se l’utente chiede che venga rispettata la sua privacy, non importa se l’utente dovrà sopportare dei costi superiori a parità di contenuto, non importa se avrà un’esperienza d’uso deteriore. L’importante è che non possa evitare di essere spiato, monitorato, profilato e monetizzato.

Le cose, però, come scritto all’inizio di questo articolo, sono cambiate con iOS 9. Adesso sono gli editori e gli inserzionisti che non possono evitare che le proprie pagine vengano mutilate di ogni script inutile o invasivo.

Gli utenti, che per anni sono stati alla mercé di questi soggetti, adesso hanno la possibilità di reagire.

Cosa succederà?

Io non sono così sicuro che il calo di fatturato sarà davvero tale da mettere in pericolo l’esistenza stessa di molti siti.

Ritengo, però, che in molti si dovranno fare un esame di coscienza, e comprendere se magari non abbiano esagerato, e capire che, forse, tutto sommato, i propri utenti vanno tenuti con maggior considerazione.

Chi saprà valorizzare al meglio i propri utenti ne otterrà certamente un beneficio.

Gli altri, mi auguro, invece, spariranno.

La guerra è appena cominciata.

Per chi volesse provare un ottimo ad-blocker, io consiglio Silentium dello sviluppatore italiano Francesco Zerbinati.

Cosa ne pensi?