Il mio pensiero sulla mediazione

Un pensiero veloce sulla (annunciata) fine della mediazione obbligatoria. Ritengo che per i cittadini impegnati, spesso loro malgrado, in una controversia, sia un bene che la mediazione abbia perso il carattere dell’obbligatorietà.

L’istituto della mediazione sembrava essere la soluzione semplice al problema complesso della lentezza della giustizia italiana. Chiudere in soli quattro mesi vertenze che in Tribunale impiegavano quattro anni per essere definite. Il tutto senza costi aggiuntivi per lo Stato grazie all’intervento di organismi privati.

Fin qui la teoria, ma la pratica?

Nella pratica, ciò che accadeva nella maggior parte dei casi è che il tentativo di mediazione andava deserto, o risultava del tutto inutile per l’esiguità della proposta transattiva. D’altronde, avendo diritto a “100” perché dovrebbe essere giusto accontentarsi di “10”? Ecco che solo dopo aver atteso quattro inutili mesi per la fine della procedura di mediazione, pagata indipendentemente dal risultato ottenuto, si poteva procedere con la causa.

I dati del Ministero sulla mediazione aggiornati al 30 giugno 2012
I dati del Ministero sulla mediazione

Lasciamo parlare i numeri.

Nel 65% dei casi la controparte non è comparsa al tentativo di conciliazione. Significa che nel 65% dei casi il cittadino, per far valere un proprio diritto, ha dovuto prima pagare l’organismo di conciliazione  e solo dopo ha potuto iniziare la causa. Per quanto riguarda il restante 35% dei casi, ovvero quando la controparte si è presentata, nel 52% di questi l’accordo non è stato raggiunto. Dunque la mediazione obbligatoria ha portato alla definizione della controversia solo nel 16% dei casi.

Nell’84% dei casi la mediazione è stata un inutile dispendio di tempo e denaro per il cittadino.

Cui prodest?

Nel lungo elenco dei soggetti per i quali la mediazione obbligatoria è stata un affare possiamo inserire le società di formazione per mediatori (1.000 euro di media per formare ciascuno dei circa 40.000 mediatori italiani). Al secondo posto ci sono organismi di mediazione e  mediatori, che nel 84% dei casi hanno ottenuto un compenso senza definire la controversia (e nel 65% dei casi senza proprio fare nulla, perché la controparte non si è presentata). Certamente possiamo aggiungere lo Stato, che con questo sbarramento voleva risparmiare i soldi dei processi (che nella stragrande maggioranza dei casi  ha dovuto fare lo stesso…). Infine in questo elenco ci vanno anche coloro che grazie al tentativo di conciliazione obbligatorio sono riusciti a pagare molto meno rispetto al dovuto, per la volontà di “chiudere in fretta” dell’attore.

Unico escluso pare essere il cittadino.

Per quanto riguarda gli avvocati, la mediazione ha rappresentato, numeri alla mano, un buon affare: attività in più da dover svolgere per disposizione di legge, ma inutile nell’84% dei casi.

Bene, dunque, che proprio l’avvocatura, in contrasto con i propri interessi, abbia apertamente avversato la mediazione.

  • http://www.meneghello.net Marco Meneghello

    Riporto alcuni dati circa l’attività dell’Organismo di mediazione dell’Ordine degli Avvocati di Padova.

    Dal 15/11/2011 al 6/12/2012 sono stati iscritti 403 procedimenti di mediazione, di cui 20 si sono risolti con esito positivo.

    I procedimenti di mediazione volontaria sono stati 36, di cui uno solo risolto positivamente.

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