Mediazione obbligatoria: ci risiamo

Avevo già espresso i miei dubbi sulla reale efficacia della mediazione obbligatoria alla luce dei dati forniti dall’Ordine degli avvocati di Padova in questo mio post.

In breve, l’esperienza è stata a dir poco fallimentare, con un numero minimo di procedimenti conclusisi felicemente a fronte di maggiori costi e ritardi per tutti gli altri. Non potevo non accoglierne con sollievo, dunque, l’eliminazione da parte della Corte Costituzionale.

La lezione evidentemente non è stata sufficiente. I soldi ed il tempo buttati in questa inutile procedura non sono stati abbastanza, se i dieci così detti “saggi”, nominati dal Capo dello Stato nei giorni scorsi con l’incarico di dare indicazioni sui provvedimenti più urgenti per il paese, hanno inserito nella loro relazione il seguente punto:

a) l’instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie, specie di minore entità, anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione (non escluse dalla recente pronuncia della Corte costituzionale – sent. n. 272 del 2012 – che ha dichiarato illegittima una disposizione di decreto legislativo che disponeva in questo senso, ma solo per carenza di delega); questi sistemi dovrebbero essere accompagnati da effettivi incentivi per le parti e da adeguate garanzie di competenza, di imparzialità e di controllo degli organi della mediazione;

Dunque ci risiamo. Abbiamo già visto come la mediazione obbligatoria non abbia raggiunto il proprio scopo in passato, numeri alla mano. Non si comprende come questa nuova introduzione possa portare ad un risultato differente.

La mediazione, per funzionare davvero, deve essere volontaria: solo chi ha davvero voglia di mettersi d’accordo potrà trovare giovamento dall’intervento di un mediatore professionista. Ma chi non ha alcuna intenzione di mettersi d’accordo (leggasi: qualora una parte si rifiuti categoricamente di pagare un debito o riconoscere la propria responsabilità) di certo non lo farà essendovi obbligato: non parteciperà alla procedura, ovvero parteciperà e non offrirà nulla. Con aumento di tempi e costi per quel poveretto al quale sarà capitata la sciagura di aver subito un torto.

Ricordo, infine, che lo Stato non può decidere se rendere giustizia ai propri cittadini, in quanto la Costituzione lo obbliga a farlo. E allora, che lo Stato si assuma le proprie responsabilità e fornisca ai propri cittadini quella giustizia che essi richiedono.

Il mio pensiero sulla mediazione

Un pensiero veloce sulla (annunciata) fine della mediazione obbligatoria. Ritengo che per i cittadini impegnati, spesso loro malgrado, in una controversia, sia un bene che la mediazione abbia perso il carattere dell’obbligatorietà.

L’istituto della mediazione sembrava essere la soluzione semplice al problema complesso della lentezza della giustizia italiana. Chiudere in soli quattro mesi vertenze che in Tribunale impiegavano quattro anni per essere definite. Il tutto senza costi aggiuntivi per lo Stato grazie all’intervento di organismi privati.

Fin qui la teoria, ma la pratica?

Nella pratica, ciò che accadeva nella maggior parte dei casi è che il tentativo di mediazione andava deserto, o risultava del tutto inutile per l’esiguità della proposta transattiva. D’altronde, avendo diritto a “100” perché dovrebbe essere giusto accontentarsi di “10”? Ecco che solo dopo aver atteso quattro inutili mesi per la fine della procedura di mediazione, pagata indipendentemente dal risultato ottenuto, si poteva procedere con la causa.

I dati del Ministero sulla mediazione aggiornati al 30 giugno 2012
I dati del Ministero sulla mediazione

Lasciamo parlare i numeri.

Nel 65% dei casi la controparte non è comparsa al tentativo di conciliazione. Significa che nel 65% dei casi il cittadino, per far valere un proprio diritto, ha dovuto prima pagare l’organismo di conciliazione  e solo dopo ha potuto iniziare la causa. Per quanto riguarda il restante 35% dei casi, ovvero quando la controparte si è presentata, nel 52% di questi l’accordo non è stato raggiunto. Dunque la mediazione obbligatoria ha portato alla definizione della controversia solo nel 16% dei casi.

Nell’84% dei casi la mediazione è stata un inutile dispendio di tempo e denaro per il cittadino.

Cui prodest?

Nel lungo elenco dei soggetti per i quali la mediazione obbligatoria è stata un affare possiamo inserire le società di formazione per mediatori (1.000 euro di media per formare ciascuno dei circa 40.000 mediatori italiani). Al secondo posto ci sono organismi di mediazione e  mediatori, che nel 84% dei casi hanno ottenuto un compenso senza definire la controversia (e nel 65% dei casi senza proprio fare nulla, perché la controparte non si è presentata). Certamente possiamo aggiungere lo Stato, che con questo sbarramento voleva risparmiare i soldi dei processi (che nella stragrande maggioranza dei casi  ha dovuto fare lo stesso…). Infine in questo elenco ci vanno anche coloro che grazie al tentativo di conciliazione obbligatorio sono riusciti a pagare molto meno rispetto al dovuto, per la volontà di “chiudere in fretta” dell’attore.

Unico escluso pare essere il cittadino.

Per quanto riguarda gli avvocati, la mediazione ha rappresentato, numeri alla mano, un buon affare: attività in più da dover svolgere per disposizione di legge, ma inutile nell’84% dei casi.

Bene, dunque, che proprio l’avvocatura, in contrasto con i propri interessi, abbia apertamente avversato la mediazione.

Duemiladodici

Per la gran parte delle persone, duemiladodici sarà ricordato come l’anno in cui i Maya avevano predetto la fine del mondo.

Per i pochi che se lo ricorderanno, duemiladodici sarà stato anche un (brutto) film di Roland Emmerich.

Per me, duemiladodici sarà per sempre l’anno in cui ho iniziato ad esercitare la libera professione.